Cantiere Mose senza vigilanza

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Il ritrovamento di otto bottiglie molotov nel cantiere del Mose di San Nicoletto ha rivelato un aspetto delicato e inquietante: non c’era alcun tipo di vigilanza su un cantiere tanto delicato di un’opera pubblica al centro di polemiche da decenni.

Chi aveva il compito di vigilare?
Anche questo è uno degli interrogativi al centro dell’indagine coordinata dal procuratore aggiunto Adelchi d’Ippolito, in seguito al ritrovamento degli ordigni sotto tre veicoli impegnati nei lavori a San Nicoletto: il cantiere è recintato da una bassa rete, non è controllato da una vigilanza regolare, né da un sistema di videosorveglianza, pur essendo facilmente raggiungibile sia dall’acqua che da terra. Chi ha lasciato le otto bottiglie incendiarie con zampironi accesi come “miccia” - trovati al loro arrivo in cantiere dagli operai, che li hanno spenti, segnalando però la cosa ai carabinieri solo a fine turno - non ha avuto alcuna difficoltà e, probabilmente, sapeva di non correre rischio alcuno.

Le indagini
Intanto prosegue la raccolta di informazioni per cercare di dare un “perché” all’azione. Così, dopo Carmine Damiano (presidente della Mantovani, sentito lunedì), è stato ieri il manager Vito Gamberale (presidente di Grandi Lavori Fincosit, impresa al lavoro sul Mose) a presentarsi davanti al procuratore aggiunto Adelchi d’Ippolito, che l’ha convocato in Procura come “persona informata dei fatti”. Come già l’ex questore Damiano alla guida di Mantovani, anche Gamberale ha escluso categoricamente che vi siano state mai minacce o richieste di estorsione dirette alla società che dirige, né in relazione al Mose né per altri cantieri.Un’audizione durata poco meno di mezz’ora: chiamato dal magistrato ad esprimere un’ipotesi personale sull’origine dell’episodio, il manager ha detto di ritenere piuttosto che sia riconducibile a una frangia estrema dei movimenti ambientalisti contro le opere pubbliche, come accaduto nel caso di alcuni attentati ai cantieri della Tav in Val di Susa.

La procura
Su questo fronte, la Procura ha già chiesto ai colleghi piemontesi copia della documentazione relativa a ordigni - esplosi o ritrovati integri - impiegati in attentati alle linee dell’alta velocità, per verificare se vi siano punti di contatto che riconducano ad un unico mandante. Nel frattempo resta l’altro filone d’indagine: chi deve garantire la vigilanza di un cantiere strategico come quello della più grande opera idraulica al mondo?

Gian Nicola Pittalis

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