L’Associazione Regionale Produttori Latte del Veneto (A.Pro.La.V.) e l’Associazione Lattiero Casearia del Veneto (A.L. CA.VE.) lanciano nuovamente l’allarme sulla gravissima crisi che sta colpendo il settore lattiero caseario della regione, provocata dai pesanti aumenti del costo di energia elettrica, gas e materie prime. Terenzio Borga, presidente di A.Pro.La.V. e A.L.CA.VE., ha inviato un appello al governo e al mondo della politica per sottolineare la gravità del momento e sollecitare l’adozione di  misure urgenti a sostegno delle aziende che stanno lavorando in totale emergenza.

I destinatari dell’appello sono il presidente del Consiglio Mario Draghi, il ministro delle Politiche agricole alimentari e forestali Stefano Patuanelli, i sottosegretari dello stesso ministero senatori Francesco Battistoni e Gian Marco Centinaio, il presidente della XIII Commissione agricoltura alla Camera dei Deputati Filippo Gallinella, il presidente della IX Commissione agricoltura e produzione agroalimentare senatore Gianpaolo Vallardi, il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia e l’Assessore all’Agricoltura della Regione del Veneto e coordinatore della Commissione politiche agricole della Conferenza delle Regioni Federico Caner.

“In rappresentanza del settore lattiero caseario del Veneto portiamo alla vostra attenzione la grave situazione emergenziale in cui versa il comparto, provocata dai rincari, ormai schizzati alle stelle, di energia elettrica, gas e materie prime. Nessun settore è escluso dal fortissimo impatto che tale situazione sta avendo sui vari comparti economici, ma sono proprio quelli dell’agroalimentare, in particolare l’agrozootecnico e il lattiero caseario, che stanno pagando pesantemente gli effetti negativi di questa condizione, a tutti i livelli della filiera produttiva”, scrive Terenzio Borga, “Da una parte le aziende agricole stanno subendo il repentino aumento dei prezzi degli alimenti per il bestiame (mais, soia, orzo, foraggi) e dell’energia elettrica, con costi di produzione sempre maggiori e insostenibili, ai quali si contrappongono la mancanza di sostegni economici e un prezzo del latte insufficiente a coprire tali costi. Dall’altra le imprese di trasformazione si trovano a dover fronteggiare, con scarso successo, costi aziendali fuori controllo, con incrementi su imballaggi, cartone (+31%), plastica per agroalimentare (+72%) e vetro (+40%) e il boom del costo dell’energia elettrica, passato in media dai 40-45 euro megawatt/h ai 300 euro megawatt/h e di quello del gas da 0,21 euro al metrocubo a 1,17 euro al metro cubo. Parte di questi aumenti dovevano, come previsto dall’accordo, essere incorporati dalla GDO, che però alla luce dei fatti risulta solo in minima parte, mentre tutto l’aumento dei costi delle energie rimane a carico delle imprese di trasformazione con pericolo di compromettere gravemente il prosieguo dell’attività produttiva”.

Il presidente di A.Pro.La.V. (che raccoglie 1550 associati) fa presente chele prospettive per i mesi a venire sono tutt’altro che promettenti. Per questo ci e vi chiediamo, senza nascondere una profonda preoccupazione, cosa ne sarà del nostro settore. Un settore sicuramente temprato e abituato a superare a testa alta i numerosi momenti di difficoltà che si sono susseguiti nel corso degli anni. Ma altrettanto impreparato a fronteggiare e a uscire vincente da una crisi come quella che si sta prospettando, caratterizzata da un sommarsi di problematiche, che minacciano di distruggere l’intera filiera“.

La situazione è così grave che moltissime stalle sono già a un passo dalla chiusura e numerose aziende della trasformazione del latte sono a rischio paralisi, con gravissime conseguenze su più fronti che porteranno ad una inarrestabile reazione a catena“. Dalla chiusura delle aziende agricole, che stanno alla base della filiera produttiva, alla precarietà delle imprese di trasformazione (a cui verrà inoltre a mancare la materia prima), si arriverà inevitabilmente all’impoverimento del territorio che, per conformazione e per tradizione secolare, è da sempre vocato all’agricoltura e alla zootecnia, con perdite importanti sia in termini di produzioni sia di biodiversità agricola”. Aziende agricole e imprese del comparto sono molto importanti per l’economia locale e non solo.

Soprattutto c’è un aspetto su cui Borga pone l’accento: “A tutto questo c’è da  aggiungere la crisi occupazionale con mancanza di posti di lavoro, perdita di manodopera e mancata produzione dei nostri formaggi tipici, molto apprezzati dai consumatori. Non è possibile pensare che possa finire in ginocchio un settore come il nostro, così come l’agroalimentare, che inevitabilmente riveste un ruolo fondamentale per l’economia non solo regionale, ma anche del Paese. Sottolineamo che il nostro settore, anche nel pieno della pandemia da Covid-19, non si è mai fermato, in quanto considerato di primaria necessità”.

L’appello ai politici è chiuso da una netta e pressante richiesta: Alla luce di tutto ciò, si chiede con urgenza un deciso intervento da parte vostra, affinché vengano poste in essere misure urgenti per garantire il sostegno al comparto in questo momento di gravissima difficoltà. Siamo fiduciosi che il nostro appello troverà la vostra condivisione, considerato il valore strategico che riveste il settore”.