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Lo stabilimento Lafert è al centro delle difficoltà provocate dalle nuove restrizioni cinesi sull’esportazione di magneti pesanti in terre rare. L’azienda di San Donà di Piave, parte della multinazionale giapponese Sumitomo, progetta e produce motori elettrici per uso civile negli stabilimenti veneziani e a Noventa di Piave. Le limitazioni di Pechino stanno però complicando l’approvvigionamento di materiali utilizzati nella produzione.

La questione riguarda magneti permanenti in terre rare, impiegati in circa il 30% dei motori realizzati dall’azienda. Si tratta di componenti destinati a numerosi settori civili, tra cui pompe per acqua e vuoto, ventilatori industriali, compressori, pale eoliche, robotica e automazione.

Lafert, le restrizioni cinesi e il nodo del “dual use”

La vicenda è esplosa il 24 luglio scorso, quando il Ministero del Commercio cinese, MofCom, ha annunciato restrizioni nei confronti di quattordici aziende europee. Tra queste figurano anche le italiane Lafert e Garnet, con sede a Concorezzo, in provincia di Monza e Brianza.

Alla base delle misure ci sono le tensioni geopolitiche tra le superpotenze. Le restrizioni riguardano magneti pesanti e terre rare considerati materiali “dual use”, cioè a duplice uso civile e militare. Secondo quanto evidenziato nella fonte, però, Lafert non ha alcun legame con l’industria della difesa o militare.

L’azienda opera infatti nella produzione di motori elettrici destinati ad applicazioni civili. Proprio questa distinzione rappresenta uno dei punti centrali del confronto avviato dalle rappresentanze imprenditoriali con le istituzioni italiane.

Magneti terre rare, la dipendenza dalla Cina preoccupa le imprese

Le restrizioni cinesi stanno creando difficoltà concrete alla produzione. L’azienda è impegnata nella ricerca di fonti di approvvigionamento alternative, ma un prolungamento della situazione fino alla fine dell’anno potrebbe avere conseguenze pesanti.

Lafert conta circa mille dipendenti complessivi tra Europa, Nord America e Asia, dei quali 780 in Veneto, e registra un fatturato di 180 milioni di euro. La disponibilità dei magneti permanenti rappresenta quindi un elemento importante per la continuità produttiva.

La vicenda mostra inoltre quanto le tensioni geopolitiche possano incidere sulle filiere industriali. La questione coinvolge anche i rapporti tra Cina e Giappone, in un quadro segnato dalle tensioni relative a Taiwan.

Paola Carron: “Produrre motori elettrici in Italia rischia di diventare sempre più difficile”

A lanciare l’allarme è Paola Carron, Presidente di Confindustria Veneto Est. La rappresentante degli industriali sottolinea il rischio che le restrizioni possano coinvolgere imprese e filiere prive di collegamenti con l’industria bellica.

Secondo Carron, la situazione potrebbe rendere sempre più difficile produrre motori elettrici in Italia. La Presidente definisce la questione delicata e complessa e ricorda che Confindustria Veneto Est ha avviato, insieme a Confindustria, un dialogo con il Governo e con l’Ambasciata d’Italia in Cina.

L’obiettivo indicato è ottenere il riconoscimento della natura civile dell’attività di Lafert, evitando così ricadute sulle industrie coinvolte.

Nei giorni scorsi, inoltre, si è svolta una nuova interlocuzione con il Vicepremier e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. Secondo quanto riferito da Carron, Tajani ha assicurato l’impegno del Governo e in particolare del proprio Dicastero nei confronti delle autorità di Pechino.

Restrizioni Cina, la richiesta di un intervento rapido

Per Confindustria Veneto Est il fattore tempo assume un peso rilevante. L’eventuale protrarsi delle limitazioni fino alla fine dell’anno potrebbe infatti aumentare le difficoltà per l’azienda e per le filiere collegate.

La richiesta è quindi quella di agire rapidamente per salvaguardare realtà produttive come Lafert. La questione, tuttavia, non riguarda soltanto la singola impresa. L’allarme si inserisce in un tema più ampio legato alla disponibilità di materie prime critiche e componenti strategici.

Carron richiama anche la responsabilità dell’Unione europea. Instabilità geopolitica, rivalità tecnologica e dipendenze strategiche rispetto a Stati Uniti e Cina, secondo la Presidente, richiedono una risposta condivisa a livello europeo.

L’obiettivo indicato è rafforzare la competitività industriale, ridurre la frammentazione e mantenere un commercio internazionale aperto e fondato sulle regole.

Lafert, Mirco Viotto: “Fondamentale essere al fianco dell’azienda”

Sul caso interviene anche Mirco Viotto, Vicepresidente di Confindustria Veneto Est. Viotto ricorda i più di 60 anni di storia dell’azienda e il ruolo conquistato da Lafert nel tessuto produttivo veneto e nazionale.

Il Vicepresidente evidenzia gli investimenti nell’innovazione e l’affidabilità dei prodotti come elementi che hanno contribuito alla crescita internazionale dell’impresa. Ora, secondo Viotto, occorre sostenere l’azienda a ogni livello istituzionale.

La priorità indicata è evitare che le attuali difficoltà possano vanificare gli sforzi compiuti negli anni. Allo stesso tempo, viene sottolineata la necessità di tutelare la continuità delle imprese e proteggere le filiere del territorio.

La posizione espressa da Confindustria Veneto Est punta quindi a un’azione coordinata tra imprese e istituzioni. In questo quadro, la ricerca di alternative per l’approvvigionamento dei materiali resta uno degli elementi centrali per affrontare l’emergenza.

Lafert, ora il nodo è la continuità della produzione

La vicenda mette in evidenza la fragilità delle catene di approvvigionamento quando le materie prime strategiche diventano oggetto di restrizioni legate alle tensioni internazionali. Per un’azienda che utilizza magneti permanenti in terre rare in una parte significativa dei propri motori, la disponibilità dei componenti assume un valore decisivo.

Lafert guarda dunque alla ricerca di fonti alternative e, parallelamente, al dialogo istituzionale con il Governo e con le autorità cinesi. La prosecuzione delle restrizioni fino alla fine dell’anno resta lo scenario indicato come potenzialmente più pesante per l’azienda.

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Il caso Lafert resta così legato all’evoluzione delle restrizioni cinesi e alla possibilità di garantire continuità nell’approvvigionamento dei magneti necessari alla produzione. Nel frattempo, Confindustria Veneto Est chiede tempi rapidi e un intervento coordinato per tutelare l’impresa e le filiere del territorio.