Non c’è pace per la Popolare di Vicenza

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Non è certo un momento d’oro per le banche venete che non sembrano trovare pace. Non bastassero i movimenti dei correntisti “fregati” di ogni risparmio, adesso anche l’Antitrust inizia a dettare legge e sotto le sue ghigliottine ci è finita per prima la Popolare di Vicenza che è stata multata per 4,5 milioni di euro “per aver costretto i suoi clienti a sottoscrivere azioni e bond convertibili in cambio della concessione di mutui a condizioni agevolate”. Un gioco quasi “al ricatto” quello messo in atto dalla Popolare, secondo l’Authority, usando una pratica commerciale scorretta, che, però, avrebbe (secondo i calcoli dei vertici) portato alla ricapitalizzazioni.

Li avevano chiamati “mutui soci”; in pratica ogni cliente se acquistava pacchetti minimi di 100 azioni e si impegnava a non vendere i titoli per tutta la durata del finanziamento, non solo non perdeva nulla ma otteneva agevolazioni su prestiti e mutui.

In ballo anche un’altra cosa. Ossia la pratica, vietata, di obbligare i clienti ad aprire un conto collegato al mutuo. Cosa che agli ignari clienti poteva sembrare normale ma che, invece, non lo è dal momento che non ci sono leggi che impongono di avere un conto in una banca e il mutuo in un’altra.

L’Antitrust ha agito di conseguenza e, nella motivazione, ha spiegato che «la Popolare ha limitato considerevolmente la libertà di scelta dei consumatori» spingendoli a sottoscrivere titoli non quotati, e dunque poco liquidi, il cui valore è stato poi azzerato dalle perdite miliardarie accumulate (e nascoste) sotto la gestione dell’ex presidente Gianni Zonin.

Adesso il Codacons, impugnando la multa, spera che i soci costretti ad acquistare azioni ottengano il risarcimento dei danni subiti e si parla di oltre settemila contenziosi. Secondo indiscrezioni, la banca potrebbe essere costretta ad un nuovo aumento di capitale per ripulire il bilancio.

Intanto è stata fissata al 15 ottobre la data delle assemblee del Banco Popolare e della Bpm che dovranno approvare il progetto di fusione tra i due istituti, prima aggregazione innescata dalla riforma delle popolari. L’ultimo ostacolo è rappresentato dall’assemblea della Bpm, dove il loro malumore è palpabile.

Gian Nicola Pittalis

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