Il Covid sta condizionando da più di un anno molte attività, ma non ha fermato la
sanità d’eccellenza del Veneto, la generosità dei veneti, né l’impegno dei centri di
riferimento regionali per l’espianto e il trapianto di organi. La giornata di oggi,
domenica 11 aprile, dedicata in tutta Italia alla Donazione e al Trapianto di Organi, è per il Veneto l’occasione di presentare dati di trapianto in aumento rispetto all’anno precedente, in piena emergenza Covid, e un programma di ricerca denominato Lifelab per lo studio sulla rigenerazione di organi e tessuti e la creazione di organi artificiali,
che non ha eguali in Italia, e probabilmente in Europa, Coordinato dal CORIS, il
Consorzio per la Ricerca Sanitaria della Regione Veneto, e finanziato dalla Regione
Veneto con 3,5 milioni di euro.

L’attività trapiantistica in Veneto non si è mai interrotta, anzi è addirittura cresciuta
nel corso del 2020: in tutto il Veneto infatti gli organi trapiantati sono stati 496, contro
488 del 2019. I dati sono stati come sempre elaborati dal Coordinamento Regionale
per i Trapianti del Veneto (CRT), che fornisce anche maggiori dettagli: i trapianti di
rene sono stati 282 (contro 267 dell’anno precedente), quelli di cuore 49 (41 nel 2019),
132 quelli di fegato (141), 12 quelli di pancreas (7) e 21 quelli di polmone (32).

“Sono dati che riempiono di orgoglio e di gratitudine per tutti i sanitari che li hanno
resi possibili e per le famiglie dei donatori – dice il Presidente della Regione Luca Zaia
e che costituiscono la conferma di un obbiettivo centrato: sostenere il progresso
dell’intero sistema sanitario regionale anche in un periodo drammatico e impegnativo
come quello della lotta al Covid e dell’organizzazione della prevenzione e della
campagna vaccinale. Lottiamo contro il mostro, ma mandiamo avanti nonostante tutto
anche tutto il resto dell’organizzazione sanitaria, anche in un settore come la
donazione e i trapianti, un’altissima specialità che richiede un’organizzazione
maniacale e pronta a scattare h24, 365 giorni all’anno. In più sosteniamo la ricerca
grazie al lavoro del Coris, perché sappiamo bene che le liste d’attesa sono ancora
lunghe e che bisogna trovare alternative al procurement tradizionale”.

“Ogni trapianto riuscito è una vita salvata – aggiunge l’Assessore alla sanità Manuela
Lanzarin – dietro alla quale si muovono in perfetto sincrono centinaia di persone, dalla
famiglia che decide la donazione, al volontariato che la promuove, alle decine e decine di chirurghi, medici, infermieri altamente specializzati, che operano sempre in totale
multidisciplinarietà. Ma le vite si salvano anche con la ricerca, motivo per il quale il
Veneto dedica a questa giornata nazionale un lavoro straordinario come il programma
LifeLab, abbinato a una statistica in crescita che, in un periodo come questo, risulta
assolutamente eccezionale”.

 

Malgrado questo impegno e la sensibilità dei cittadini veneti sul tema della
donazione di organi, i pazienti in attesa di trapianto in Veneto a fine 2020 erano 1.208,
un dato in miglioramento rispetto ai 1.243 in lista alla fine del 2019, ma che evidenzia
ancora una volta l’annosa questione dell’insufficienza di organi.
Nonostante, inoltre, il grandissimo sforzo del mondo del volontariato e delle Istituzioni nel
promuovere la cultura della donazione e del trapianto, è anche necessario guardare
oltre l’attività di procurement tradizionale, ed è per questo che è nato il Progetto di
ricerca LifeLab, Coordinato dal CORIS, il Consorzio per la Ricerca Sanitaria della
Regione Veneto. LifeLab comprende 21 progetti attivi in parallelo sulla rigenerazione
dei più diversi tessuti e organi: dal cuore ai polmoni, dall’esofago all’udito, dai
condotti urinari ai reni, dalla cute al fegato. Partito nel 2018, il programma vede
impegnati complessivamente oltre 60 ricercatori dell’Università di Padova e
dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova.

Gli obiettivi sono ambiziosi: a seconda degli ambiti di applicazione, si studia da una
parte come “ringiovanire” e ricondizionare gli organi umani, al fine di rendere idonei
al trapianto organi che oggi vengono ritenuti non utilizzabili, dall’altra l’applicazione
di metodiche innovative per la creazione di organi artificiali con maggiore
biocompatibilità rispetto alle attuali soluzioni.

Un percorso ancora lungo, ma in questi primi tre anni di attività sono già stati raggiunti
importanti risultati, come sottolinea il prof. Gino Gerosa, coordinatore scientifico del
programma LifeLab, nonché Ordinario di Cardiochirurgia e Direttore del Centro di
Cardiochirurgia V. Gallucci dell’Azienda Ospedaliera di Padova: “Lifelab nasce da
una intuizione – dice Gerosa – raccogliere i diversi gruppi di ricerca che a Padova si
occupano di medicina rigenerativa in un unico contesto in modo da ottimizzare
l’utilizzo delle risorse disponibili quali gli spazi di ricerca e le tecnologie, condividere
tra i diversi gruppi di ricerca i risultati ottenuti e creare un laboratorio per la creazione
di tessuti ed organi da utilizzare quali sostituti di quelli ammalati. Tutto ciò è oggi
realtà ed è in coerente visione con lo sviluppo della ricerca traslazionale, ovvero
portare il prodotto della ricerca dal laboratorio al letto del paziente».

Per il futuro, le prospettive appaiono particolarmente significative: «Non possiamo
fermarci ora quando tanti dei progetti avviati sono vicinissimi al raggiungimento dei
risultati attesi – sottolinea il prof. Gerosa -, pensiamo solamente alla capacità di
rigenerare gli organi prima del trapianto o all’impiego delle stampanti 3D con
l’utilizzo di inchiostri biologici per la creazione di tessuti. Il know-how prodotto ad oggi nei laboratori di LifeLab dai diversi specialisti (medici, ingegneri, biologi, fisici)
è un valore aggiunto irrinunciabile a disposizione di tutto il sistema sanitario
regionale».