
MIRANO – Un colpo di fucile esploso a distanza ravvicinata al volto, il cadavere nascosto sul sedile posteriore di un’automobile e la vettura spinta nelle acque di un canale per cancellare le tracce del delitto. È la ricostruzione dell’omicidio di Ferdinant Hoti, emersa dalle indagini dei Carabinieri del Comando Provinciale di Padova, coordinati dalla Procura della Repubblica di Venezia. All’alba di mercoledì 28 ottobre 2026, i militari hanno arrestato due cittadini italiani di 51 e 54 anni, accusati di omicidio aggravato, occultamento di cadavere e porto illegale di arma da fuoco in concorso. Secondo gli investigatori, il delitto sarebbe maturato nell’ambito di contrasti legati al traffico di sostanze stupefacenti nel territorio veneziano.
Omicidio Ferdinant Hoti: il cadavere trovato in un’auto nel canale Tergola
L’inchiesta ha preso avvio la mattina dell’8 settembre 2026, quando un passante ha notato qualcosa di insolito nelle acque del canale Tergola, a San Giorgio delle Pertiche, in provincia di Padova.
Dall’acqua affioravano soltanto le ruote posteriori di una Fiat Bravo quasi completamente sommersa, priva delle targhe.
Sul posto sono intervenuti i Vigili del Fuoco, che hanno recuperato il veicolo. All’interno, gli investigatori hanno fatto una scoperta drammatica.
Sul sedile posteriore si trovava il corpo senza vita di un uomo, avvolto in sacchi di cellophane nero e nascosto sotto pneumatici e altro materiale dismesso.
Il cadavere presentava gravissime lesioni al volto, compatibili con un colpo d’arma da fuoco esploso a distanza ravvicinata, verosimilmente all’altezza della bocca.
Gli accertamenti sulle impronte digitali hanno consentito di identificare la vittima: Ferdinant Hoti.
La svolta nelle indagini: un’impronta sul paraurti della Fiat Bravo
Dopo il ritrovamento, i Carabinieri hanno ricostruito la rete di contatti e relazioni della vittima, cercando elementi utili a individuare i responsabili.
La svolta investigativa è arrivata dall’esame tecnico della Fiat Bravo.
Sul paraurti posteriore dell’automobile, in un punto compatibile con la spinta necessaria a far precipitare il veicolo nel canale, sono state individuate alcune impronte papillari.
Le analisi condotte dal RIS di Parma hanno permesso di attribuire quelle impronte a uno degli indagati.
Un elemento decisivo, che ha indirizzato gli approfondimenti investigativi e contribuito a ricostruire le fasi successive all’omicidio.
Le telecamere ricostruiscono gli ultimi momenti di Ferdinant Hoti
Parallelamente agli accertamenti scientifici, gli investigatori hanno analizzato decine di ore di registrazioni dei sistemi di videosorveglianza.
Le immagini hanno permesso di ricostruire gli ultimi spostamenti della vittima e la successiva movimentazione dell’automobile.
Secondo quanto emerso dalle indagini, Ferdinant Hoti sarebbe entrato a bordo della Fiat Bravo in un complesso artigianale di Mirano, dove uno dei due indagati aveva la disponibilità di un capannone adibito a officina.
Da quel momento, l’uomo non sarebbe più stato ripreso in vita.
Le registrazioni successive avrebbero documentato le operazioni compiute per nascondere il cadavere, trasferire la vettura e raggiungere il canale Tergola.
Qui, secondo la ricostruzione accusatoria, l’automobile sarebbe stata spinta in acqua con il corpo ancora all’interno, nel tentativo di far scomparire sia la vittima sia le prove dell’omicidio.
Un delitto premeditato per contrasti nel traffico di droga
L’inchiesta, inizialmente coordinata dalla Procura di Padova, è successivamente passata sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Venezia.
Secondo l’ipotesi accusatoria, accolta dal Giudice per le indagini preliminari nell’ordinanza cautelare, l’omicidio sarebbe stato premeditato.
Alla base del delitto vi sarebbero contrasti sorti nell’ambito del traffico di sostanze stupefacenti nel territorio veneziano.
Gli investigatori ritengono inoltre che all’uccisione sia seguito un piano accurato per occultare il corpo e cancellare le tracce dell’accaduto.
La ricostruzione si fonda sugli accertamenti scientifici, sulle immagini delle telecamere e sugli ulteriori elementi raccolti durante le indagini.
Due arresti tra San Giorgio delle Pertiche e Mirano: trovato un fucile calibro 12
Alle prime luci dell’alba del 28 ottobre, i Carabinieri del Comando Provinciale di Padova hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare in carcere.
I provvedimenti, emessi dal GIP del Tribunale di Venezia, riguardano un 51enne e un 54enne italiani, entrambi già noti alle forze dell’ordine.
Le operazioni si sono svolte nei territori di San Giorgio delle Pertiche e Mirano.
Durante l’esecuzione delle misure, i due arrestati hanno collaborato con gli investigatori, consentendo di individuare e recuperare un fucile calibro 12, ritenuto la possibile arma del delitto.
Saranno gli ulteriori accertamenti tecnici a chiarire il collegamento tra l’arma sequestrata e l’uccisione di Ferdinant Hoti.
Omicidio Hoti, i due indagati trasferiti nelle carceri di Rovigo e Verona
Al termine delle operazioni, il 51enne è stato accompagnato nella Casa circondariale di Rovigo, mentre il 54enne è stato trasferito nel carcere di Verona.
Entrambi restano a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Le accuse contestate, allo stato delle indagini, sono omicidio aggravato, occultamento di cadavere e porto illegale di arma da fuoco in concorso.
Il quadro investigativo delinea un omicidio seguito da una serie di operazioni finalizzate a nascondere il corpo della vittima e a ostacolare l’identificazione dei responsabili.
Le responsabilità penali dei due indagati dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto del principio della presunzione di innocenza fino a un’eventuale condanna definitiva.
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