Consiglio regionale Veneto Luca Zaia pubblica amministrazione Lifeed
Il salone d'ingresso di Palazzo Ferro Fini sede del Consiglio Regionale

L’intelligenza artificiale entra sempre più negli uffici del Consiglio regionale del Veneto. Tre dipendenti su quattro hanno già sperimentato questi strumenti durante la propria attività professionale. È quanto emerge da un’indagine condotta nel 2026 su 203 dipendenti del Consiglio regionale, in collaborazione con Lifeed. I risultati raccontano un’amministrazione interessata all’innovazione, ma anche consapevole dell’importanza del controllo umano e dell’affidabilità delle informazioni.

Il rapporto, intitolato GenAI-Key Human Skills for AI Transition, fotografa un cambiamento già in corso nelle abitudini lavorative. In particolare, il 75% degli intervistati dichiara di aver utilizzato almeno una volta l’intelligenza artificiale per svolgere attività professionali.

Un dato significativo, che conferma la crescente diffusione degli strumenti di intelligenza artificiale anche all’interno delle istituzioni pubbliche.

Intelligenza artificiale nel Consiglio regionale: il 41% la utilizza ogni settimana

Entrando nel dettaglio dei risultati, il 41% dei dipendenti coinvolti nell’indagine afferma di utilizzare l’IA almeno una volta alla settimana. Un ulteriore 34% dichiara invece di ricorrervi occasionalmente.

La diffusione della tecnologia non riguarda soltanto una ristretta categoria di lavoratori. I numeri evidenziano infatti una sperimentazione già piuttosto ampia, con modalità e frequenze differenti.

C’è poi un altro elemento interessante: il 31% degli intervistati utilizza l’intelligenza artificiale più nella vita privata che nell’attività professionale. Questo dato suggerisce che l’esperienza personale con i nuovi strumenti possa rappresentare un primo punto di contatto con le loro potenzialità, anche in ambito lavorativo.

Dipendenti aperti alla sperimentazione, ma senza rinunciare alla prudenza

L’indagine evidenzia un atteggiamento complessivamente favorevole nei confronti delle nuove tecnologie. Il 46% dei dipendenti manifesta interesse, mentre il 42% esprime prudenza. La curiosità coinvolge invece il 37% degli intervistati.

Diffidenza e preoccupazione rimangono su percentuali decisamente inferiori, rispettivamente al 6% e al 5%.

Un altro risultato significativo riguarda la disponibilità a utilizzare maggiormente questi strumenti. Il 72% dei partecipanti dichiara infatti di essere disposto a sperimentare ulteriormente l’intelligenza artificiale.

Non si tratta, quindi, soltanto di una tecnologia già entrata nelle attività quotidiane. Esiste anche una disponibilità concreta a comprenderne meglio le applicazioni e a individuare nuove opportunità di utilizzo.

Intelligenza artificiale: il controllo umano resta centrale e il 77% verifica le fonti

Tra gli aspetti più rilevanti del rapporto emerge l’attenzione all’affidabilità delle informazioni prodotte dall’intelligenza artificiale.

Il 77% dei dipendenti dichiara di controllare sempre o spesso le fonti e l’attendibilità dei contenuti. Un comportamento particolarmente importante in un contesto istituzionale, dove la correttezza delle informazioni e la valutazione degli atti richiedono attenzione e responsabilità.

Inoltre, il 70% degli intervistati vorrebbe contribuire direttamente all’individuazione delle applicazioni più utili.

Questo dato evidenzia un approccio partecipativo all’innovazione: i dipendenti non vogliono essere semplici utilizzatori degli strumenti digitali, ma intendono prendere parte alla definizione delle modalità con cui integrarli nel lavoro quotidiano.

Luca Zaia: «La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo»

Sui risultati dell’indagine è intervenuto il presidente del Consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia, che ha sottolineato la necessità di considerare l’intelligenza artificiale come uno strumento di supporto alle persone, non come un sostituto delle professionalità esistenti.

«Non dobbiamo immaginare l’intelligenza artificiale come una tecnologia destinata a sostituire le persone, ma come uno strumento capace di valorizzarne il lavoro», ha dichiarato Zaia.

Il presidente ha richiamato inoltre il patrimonio di competenze presente negli uffici regionali. Professionalità, conoscenze e memoria istituzionale rappresentano infatti un valore che, secondo Zaia, nessun algoritmo potrà sostituire.

Il controllo delle fonti, la valutazione degli atti e la responsabilità delle decisioni devono quindi rimanere prerogative delle persone.

«La tecnologia deve essere al servizio dell’uomo, non viceversa», ha concluso il presidente.

Intelligenza artificiale nella pubblica amministrazione: una transizione che coinvolge le persone

I risultati dello studio mostrano un Consiglio regionale del Veneto già coinvolto nella trasformazione digitale. Il 75% dei dipendenti ha sperimentato l’IA nel lavoro, mentre il 72% manifesta disponibilità a utilizzarla maggiormente.

Allo stesso tempo, l’attenzione alla verifica delle fonti e alla responsabilità delle decisioni conferma quanto sia importante accompagnare l’innovazione con competenze adeguate.

La sfida, dunque, non consiste soltanto nell’introdurre nuovi strumenti tecnologici negli uffici pubblici. Occorre anche individuare gli utilizzi più efficaci, valorizzare l’esperienza dei lavoratori e mantenere la supervisione umana.