Ulss 2 sotto esame dopo l’incarico affidato nel 2025 a un’agenzia investigativa privata di Padova per verificare eventuali comportamenti irregolari dei dipendenti. La Regione ha deciso di inviare propri ispettori a Treviso per ricostruire quanto accaduto e valutare le eventuali conseguenze dell’operazione. Le prime risultanze potrebbero arrivare già nei prossimi giorni.
A comunicare la decisione sono stati oggi, 10 agosto, il direttore generale della sanità veneta Giancarlo Riuscitti e l’assessore alla sanità Gino Gerosa. Quest’ultimo ha spiegato che gli ispettori dovranno fornire un quadro preciso dell’accaduto e degli eventuali provvedimenti da adottare sulla base degli elementi raccolti.
Ulss 2, la Regione vuole fare chiarezza
L’intervento della Regione arriva dopo le perplessità già espresse dai consiglieri regionali trevigiani Nicolò Rocco di Azione e Rossella Cendron delle Civiche Venete. Alla loro richiesta di chiarimenti si è aggiunta quella di Riccardo Szumski, esponente di Resistere Veneto, che ha rivolto nuove domande alla direzione dell’azienda sanitaria e all’ex direttore generale Francesco Benazzi.
Al centro della discussione ci sono soprattutto i risultati ottenuti dall’attività investigativa e la sua utilità concreta per l’azienda sanitaria e per i cittadini. La questione riguarda quindi non soltanto la possibilità di affidare un incarico a un investigatore privato, ma anche l’effettivo ritorno dell’investimento sostenuto con risorse pubbliche.
L’incarico a Global Investigazioni e i costi
Secondo gli atti ufficiali citati da Szumski, l’azienda sanitaria aveva affidato per dodici mesi alla società Global Investigazioni un servizio definito di “garanzia e tutela del patrimonio aziendale”. L’importo dell’incarico ammontava a 130 mila euro più Iva, per un totale di 158.600 euro.
L’obiettivo indicato era verificare il corretto adempimento degli obblighi contrattuali da parte del personale. Szumski, tuttavia, ha precisato di non mettere in discussione la legittimità formale dell’operazione. La stessa azienda sanitaria aveva richiamato una pronuncia della Corte dei conti che, in determinate condizioni, ammette il ricorso a investigatori privati anche nel settore pubblico.
Il nodo sollevato dal consigliere riguarda quindi soprattutto l’utilità della spesa. Quante irregolarità sono state accertate? Quanti dipendenti sono stati sanzionati? Quale eventuale danno è stato recuperato? E quale beneficio concreto ha prodotto l’attività per l’azienda e per i cittadini?
Ulss 2, riflettori anche sul trattamento dei dati
Un altro punto evidenziato da Szumski riguarda il trattamento dei dati. Secondo quanto riportato nel suo intervento, l’accordo prevedeva che l’attività investigativa potesse interessare non soltanto dipendenti e collaboratori, ma anche pazienti e utenti.
Il consigliere ha richiamato in particolare la possibilità di trattare categorie di dati personali particolarmente delicate, comprese quelle relative alla salute e all’appartenenza sindacale. Proprio questo aspetto ha alimentato ulteriori interrogativi sulla portata dell’incarico e sulle modalità con cui sono state gestite le informazioni.
Sul tema è intervenuto anche Luigi Calesso di Coalizione civica. Secondo Calesso, tra gli aspetti critici ci sarebbero il carattere che definisce non “mirato” ma generalizzato dell’operazione e l’autorizzazione al trattamento dei dati sensibili degli operatori sanitari nell’ambito delle verifiche.
La smentita sui tre chirurghi sospesi
Nel frattempo, l’azienda sanitaria ha preso posizione su una ricostruzione relativa a tre chirurghi. L’Ulss 2 ha smentito la correlazione tra le attività svolte dalla Global Investigazioni e il percorso professionale dei tre medici.
La precisazione è arrivata dopo una notizia apparsa su un quotidiano locale secondo cui tre chirurghi sarebbero stati sospesi dal servizio in seguito alle indagini dell’agenzia investigativa. L’azienda sanitaria ha invece specificato che non esiste alcuna correlazione tra l’attività dell’agenzia e il percorso professionale dei tre chirurghi.
La smentita rappresenta quindi un elemento importante nel quadro della vicenda, perché separa formalmente le indagini affidate alla società privata dalle vicende professionali dei tre medici citati nella ricostruzione contestata.
Le domande di Szumski e Calesso
Riccardo Szumski ha chiesto alla Regione e alla direzione dell’azienda sanitaria di rendere pubblici i risultati concreti dell’incarico investigativo, indicando il numero delle indagini svolte, i soggetti coinvolti, i costi sostenuti e le eventuali conseguenze.
Il consigliere ha inoltre richiamato una propria vicenda professionale legata al periodo della pandemia, sostenendo di essere stato segnalato e sottoposto a un procedimento disciplinare dopo aver contestato alcune disposizioni. Ha ricordato anche la richiesta di radiazione dall’Ordine e il successivo ricorso, definendo quella vicenda una battaglia di libertà professionale e dignità del medico.
Calesso ha invece posto un ulteriore interrogativo sul ruolo della Conferenza dei Sindaci dell’Ulss 2. In particolare, chiede se l’organismo fosse stato informato della decisione della direzione generale di affidare l’incarico investigativo e se avesse dovuto essere coinvolto o informato.
Gli ispettori della Regione attesi a Treviso
Ora la parola passa agli ispettori inviati dalla Regione. Il loro compito sarà ricostruire l’accaduto e fornire agli organi regionali un quadro utile per valutare eventuali provvedimenti.
L’attesa riguarda soprattutto i risultati dell’attività investigativa, le eventuali irregolarità individuate e le conseguenze prodotte dall’incarico. Allo stesso tempo, resta aperto il confronto sull’opportunità di utilizzare risorse pubbliche per questo tipo di verifiche e sulla gestione dei dati personali coinvolti.
La vicenda potrebbe quindi conoscere un’accelerazione già nei prossimi giorni, quando saranno disponibili le risultanze degli ispettori. Saranno proprio quei risultati a chiarire quali effetti abbia prodotto l’incarico da 158.600 euro e a fornire nuovi elementi sul caso Ulss 2.













