Siro Martin, presidente di Confartigianato Metropolitana di Venezia

Appello della Confartigianato Metropolitana: “Rispettate le norme, un altro lockdown significa disastro economico e sociale”.

Dopo il Dpcm il presidente della Confartigianato Metropolitana di Venezia Siro Martin chiede il coinvolgimento diretto dei rappresentanti di categoria e datoriali sui tavoli politici dove verranno prese, da qui in futuro sia dai Comuni sia dalla Regione, le decisioni su eventuali prossime chiusure.  “Bisogna limitare i comportamenti a rischio per limitare i contagi ed evitare un altro lockdown, che per l’economia stavolta potrebbe essere letale. L’atteggiamento di alcune persone che sembrano non cogliere appieno questo grave problema sanitario ci preoccupa, perché se saliranno ancora i contagi si rischiano delle chiusure che per quanto graduali e localizzate sia la categoria artigiana sia l’intero comparto produttivo metropolitano non sono più in grado di metabolizzare”. A lanciare un appello all’attenzione e alla prevenzione “per non finire di male in peggio” è presidente della Confartigianato Metropolitana di Venezia Siro Martin.
“Le micro, piccole e medie aziende, soprattutto quelle già in difficoltà, non possono permettersi un’altra chiusura e relativo reddito zero, neanche per una settimana. Si sono accumulati debiti, ritardi nei pagamenti e cali di fatturato tali che, la conseguenza di una chiusura a zona non fermerebbe i suoi negativi effetti economici solo nell’area circoscritta, ma impatterebbe sull’intera filiera a largo raggio. Il blocco coinvolgerebbe non solo datori e loro dipendenti, ma grossisti, le aziende che producono materie prime o semilavorati fino a chi li trasporta, coinvolgendo a cascata, anche se in modo differenziato, tutti gli altri settori dell’economia. Occorre la massima attenzione, l’applicazione di tutte le norme di sicurezza possibili e prescritte, perché abbiamo già visto cosa è successo dopo la decisione del lockdown; poi molte attività non hanno riaperto e oggi, il tessuto economico è ancora talmente fragile che non sarà in grado di attutire gli effetti, qualora fosse necessario un altro lockdown”.
Da qui la proposta di un coinvolgimento diretto dei rappresentanti di categoria sui tavoli politici dove verranno prese, da qui in futuro sia dai Comuni sia dalla Regione, decisioni importanti sulle eventuali prossime chiusure. “L’ultimo Dpcm delega alle Regioni e ai Comuni – prosegue Martin – la possibilità di inasprire le normative di tipo emergenziale sanitario. Nell’ipotesi che si dovesse ricorrere ad un’altra inevitabile stretta è opportuno, anzi indispensabile, che siano consultate direttamente e prima le categorie, per concordare una strategia coerente con i due obiettivi necessari che non possono essere ignorati; quello di non fermare il lavoro e quello di garantire la massima sicurezza sanitaria possibile alla gente. Da parte nostra la disponibilità a dare il nostro contributo tecnico ed esperienziale alla gestione di questa situazione è massima, e possiamo assicurare che per noi artigiani e lavoratori le priorità sono le stesse di chi deve prendere le decisioni di governo; preservare la salute pubblica, perché c’è di mezzo anche la nostra, e non distruggere il tessuto economico. Governo e Regione questa volta non si facciano trovare impreparati, non sarebbero perdonati, e fin da subito si facciano carico dei danni economici diretti ed indiretti che le eventuali nuove limitazioni o restrizioni territoriali provocheranno alle attività economiche, a partire da una rivisitazione della pressione fiscale e dell’apparato burocratico che scoraggia quotidianamente la voglia di fare impresa, per chi ancora ce l’ha, in questo Paese”.