Elezioni regionali in Veneto, Zaia: “Affluenza troppo bassa, serve un election day nazionale”

Le elezioni regionali in Veneto riaccendono il dibattito sulla partecipazione democratica. A sollevarlo è Luca Zaia, che – intervenendo sul tema dell’affluenza – ha sottolineato come il vero avversario non fosse tanto “la controparte politica”, quanto piuttosto “la scarsa prudenza di una parte dell’elettorato”, incapace di avvertire la necessità di recarsi alle urne.

Un richiamo forte, che arriva alla luce di un dato difficile da ignorare: un’affluenza che, rispetto al passato, registra un calo consistente.

“Dal 61% al 43%: un dato che non possiamo accettare”

Zaia ricorda come alle precedenti elezioni regionali il Veneto avesse fatto registrare un’affluenza del 61%, nonostante si votasse “in pieno Covid, con l’arrivo della variante inglese alle porte”. Una fase complessa, segnata da limitazioni, distanziamenti, mascherine e l’impossibilità di organizzare eventi aggregativi.

Quella volta lo spoglio lo facemmo all’aperto, nel parcheggio”, ricorda Zaia. “Eppure i cittadini vennero a votare”.

Il confronto con il 43-44% registrato in questa tornata elettorale, secondo Zaia, non può essere ignorato. E non è solo un problema regionale: “Il Paese si deve interrogare su questo”.

Il nodo della convocazione autunnale e l’assenza dell’action day

Tra i fattori che avrebbero inciso sull’affluenza, Zaia indica la “ritualità autunnale” della convocazione e l’assenza di sincronizzazione con le amministrazioni comunali. Un fatto “mai avvenuto nella storia della Regione”, e che avrebbe sottratto migliaia di potenziali votanti.

Il governatore porta alcuni esempi:

  • Il mancato voto nel Comune capoluogo, Venezia, che avrebbe aumentato il flusso verso i seggi.
  • Il caso di Castelfranco, “un altro comune perso per strada”, che tornerà al voto solo nel 2026.

Zaia: “Il Governo intervenga. Serve un election day nazionale”

La proposta è chiara: introdurre un election day nazionale, sul modello statunitense.

Si decida una volta per tutte che i cittadini sono chiamati al voto una volta all’anno”, dichiara. Una data fissa, individuata in primavera – “la seconda domenica di maggio, la prima di giugno o l’ultima di aprile” – per dare stabilità al calendario elettorale e ridurre frammentazioni e disomogeneità.

Per Zaia, questa soluzione potrebbe arginare quel “malessere sempre più diffuso” che porta i cittadini a disertare il voto. L’obiettivo è ricostruire un rapporto solido fra istituzioni e corpo elettorale, ridando centralità alla partecipazione.

Un segnale da non ignorare

Le elezioni regionali in Veneto offrono dunque un quadro che va oltre il dato numerico: raccontano una sfida più ampia, quella della partecipazione.

Il crollo dell’affluenza non è solo una statistica, ma un campanello d’allarme che – secondo Zaia – il Governo non può più rimandare. Per lui la strada passa da riforme mirate, da una programmazione più chiara e da un calendario che favorisca il ritorno dei cittadini alle urne.