Le donne soffrono maggiormente della sindrome dell’impostore, perché tendono a non ritenersi abbastanza brave in quello che fanno, anche quando hanno successo.

Chi è affetto da tale disturbo convive con l’eterno dubbio di non essere davvero capace, brillante o meritevole, ma di avere in qualche modo “imbrogliato”.

Sindrome dell’impostore: alla base c’è insicurezza

Una tendenza a svalutarsi che viene spesso attribuita alla natura femminile, anche in ambito accademico. Tuttavia, ad esacerbare le insicurezze spesso sono vecchi stereotipi e un mondo del lavoro ancora troppo sbilanciato al maschile.

Intervistato dalla BBC, lo psicologo Richard Orbé-Austin ha fatto notare come questo sentimento di inadeguatezza porti a seguire traiettorie di carriera al ribasso rispetto alle proprie capacità. Cercare opportunità migliori significa esporsi al rischio di essere “sbugiardati”: molto meglio, dunque, lasciare che al vertice ci arrivi chi è sicuro di sé.

Sminuire le proprie capacità

Non solo si sminuiscono le proprie competenze, ma si fatica a credere di poter avere il talento naturale necessario per fare carriera in ambiti che privilegiano l’intelligenza. Lo conferma un recente studio pubblicato sul Journal of Educational Psychology: in ambito accademico, infatti, a essere più suscettibili alla sindrome dell’impostore sono le donne e i più giovani.

E non è tutto: in un articolo pubblicato sull’Harvard Business Review, Ruchika Tulshyan e Jodi-Ann Burey sostengono che sia l’ora di smetterla di dire alle donne che dovrebbero avere più fiducia in loro stesse. Per ovviare a tale sindrome, infatti, secondo le autrici si dovrebbe indagare più a fondo le dinamiche che fanno sì che alcune persone debbano faticare il doppio per essere prese sul serio.