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Agriturismo in Veneto sempre più centrali nell’offerta turistica regionale. Nel 2025 le strutture attive hanno raggiunto quota 1.738, con una crescita del 3,3% rispetto all’anno precedente. Ma è soprattutto la domanda a segnare il cambiamento: gli arrivi negli agriturismi che offrono alloggio sono saliti a 486 mila, il 43,4% in più rispetto al 2019.

Il dato emerge dal numero di settembre di “Statistiche Flash”, elaborato dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto e dedicato alla domanda e all’offerta del comparto. Inoltre, nei primi sette mesi del 2026 i dati provvisori indicano un ulteriore aumento del 2,4% degli arrivi e dell’1,1% delle presenze rispetto allo stesso periodo del 2025.

Agriturismo nel Veneto, 1.738 strutture attive

La crescita riguarda innanzitutto la presenza delle aziende sul territorio. Nel 2025 il Veneto conta 1.738 agriturismi attivi, distribuiti in modo diverso tra le province.

Il Veronese concentra quasi un terzo delle strutture, con 525 aziende, pari al 30,2% del totale. Seguono Treviso con 384 agriturismi, Vicenza con 245, Padova con 205, Belluno con 162, Venezia con 159 e Rovigo con 58.

La distribuzione conferma quindi un’offerta articolata, capace di coinvolgere aree differenti della regione. L’agriturismo non rappresenta più soltanto una soluzione alternativa per il soggiorno, ma si inserisce in modo stabile nell’offerta turistica veneta.

Agriturismo in Veneto, arrivi in forte crescita dal 2019

Il confronto con il periodo precedente alla pandemia evidenzia soprattutto la crescita della domanda. Gli arrivi sono passati dai 339 mila del 2019 ai 486 mila del 2025, con un incremento del 43,4%.

Le presenze hanno invece raggiunto 1,4 milioni, segnando una crescita del 28,8% rispetto al 2019. Di conseguenza, il Veneto si colloca al terzo posto in Italia per numero di presenze in agriturismo, dopo Toscana e Trentino-Alto Adige.

Il trend, inoltre, non si è fermato con la chiusura del 2025. Nei primi sette mesi del 2026 i dati provvisori mostrano infatti un ulteriore +2,4% degli arrivi e un +1,1% delle presenze.

L’offerta tra alloggio, ristorazione e prodotti locali

La crescita della domanda si accompagna a un’offerta sempre più diversificata. Il 69,4% degli agriturismi offre alloggio, mentre il 54,9% propone anche servizi di ristorazione.

Un elemento significativo riguarda la vendita diretta: il 25,9% delle aziende vende i propri prodotti. A queste attività si aggiungono i corsi e le iniziative di fattoria didattica, presenti nel 15,7% delle strutture.

Il 5,1% degli agriturismi propone attività naturalistiche, mentre il 4,3% offre attività sportive, tra cui equitazione e mountain bike. Si delinea così un modello nel quale soggiorno, produzione agricola, alimentazione ed esperienza del territorio convivono nella stessa proposta.

Il valore economico dell’agriturismo veneto

Secondo i dati riportati nel rapporto, le attività “secondarie” delle imprese agricole venete valgono complessivamente 419 milioni di euro. Si tratta del 4,9% del valore complessivo della produzione agricola regionale.

A livello nazionale, il valore dell’attività agrituristica si attesta negli ultimi anni vicino ai 2 miliardi di euro, con un valore economico medio per azienda superiore a 73.300 euro.

L’assessore regionale all’Agricoltura Dario Bond ha sottolineato il ruolo della diversificazione. L’azienda agricola rimane il centro dell’attività, mentre intorno alla produzione si sviluppano ospitalità, ristorazione, vendita diretta, educazione e conoscenza del territorio.

Bond ha inoltre evidenziato il dato relativo alla vendita diretta dei prodotti, pari al 25,9% delle aziende. In questa prospettiva, il visitatore può entrare in contatto con l’economia locale e con la produzione agricola del territorio.

Turismo rurale, mare, Garda e montagna

La domanda agrituristica presenta caratteristiche differenti a seconda delle aree del Veneto. Nelle località di mare le presenze sono raddoppiate negli ultimi anni, mentre la permanenza media raggiunge cinque notti.

Sul Garda la permanenza media arriva a quattro notti per i visitatori stranieri e a due per gli italiani. In montagna, invece, il turismo di prossimità continua ad avere un ruolo importante.

Le città d’arte, categoria che comprende anche le aree collinari e della pianura non inserite negli altri comprensori, registrano il maggior numero di clienti pernottanti in agriturismo.

Questa varietà consente al comparto di intercettare segmenti diversi della domanda e di collegare territori con caratteristiche turistiche differenti.

Agriturismo e Veneto, una crescita legata alla destagionalizzazione

Il vicepresidente e assessore al Turismo Lucas Pavanetto ha definito l’agriturismo una componente ormai stabile del modello turistico regionale. Secondo Pavanetto, la domanda si orienta sempre più verso esperienze legate alla natura, ai prodotti del territorio, ai paesaggi e a una dimensione “slow”.

La crescita degli arrivi rispetto al 2019 viene quindi collegata anche alla capacità delle strutture di distribuire i flussi oltre le destinazioni turistiche più conosciute.

Pavanetto ha inoltre indicato tre direttrici: distribuzione dei flussi, destagionalizzazione e valorizzazione dei territori meno concentrati dal punto di vista turistico. In questo scenario, le aziende agrituristiche possono contribuire a collegare turismo, agricoltura e identità locale.

Per approfondire altre notizie e dati sul territorio, è possibile consultare anche le informazioni disponibili sul sito.

Il rapporto “Gli agriturismi: domanda e offerta in Veneto”, realizzato dall’Ufficio di Statistica della Regione del Veneto su dati provvisori Istat-Regione Veneto, è disponibile sul sito dell’Ufficio di Statistica regionale.

I numeri del 2025 e i primi dati del 2026 delineano dunque un comparto in ulteriore crescita. Gli agriturismi Veneto rappresentano una componente sempre più articolata dell’offerta regionale, tra ospitalità, ristorazione, prodotti agricoli, attività didattiche e valorizzazione dei territori rurali.