Aumenti Bpvi e Cattolica: un costoso patto d’acciaio

Aumenti Bpvi e Cattolica: un costoso patto d’acciaio

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Non c’è solo l’intreccio di partecipazioni Cattolica-Banca Popolare di Vicenza sotto il faro Consob che da mesi indaga anche sulle assicurazioni veronesi. La prima richiesta a Cattolica risale al 14 luglio 2015. «L’ultima è di aprile 2016», conferma la società, «pochi giorni prima dell’assemblea». La prima ispezione Consob data 18 gennaio 2016, l’indomani Consob ispeziona anche Bpvi, mentre la Guardia di finanza arriva a Verona.

Il prospetto

Nel prospetto informativo per la mancata Ipo Bpvi a maggio 2016 «l’esito di questi accertamenti non è stato reso noto alla Banca Popolare di Vicenza». Stando a nostre fonti anche l’istruttoria in capo a Cattolica sarebbe aperta. Consob non commenta. Cattolica precisa: «Per noi la faccenda è chiusa: nessuna istruttoria, nessuna sanzione né annuncio di sanzione. Solo una richiesta di informazioni, e abbiamo chiarito». Il raggio d’indagine va dall’aumento di capitale 2014 ai rapporti con Credit Network & Finance che recupera crediti assicurativi. Nel 2015, Cattolica fu sanzionata dall’Antitrust per 2 milioni per «pratiche commerciali scorrette, in quanto aggressive» per recuperare i propri crediti. Due aumenti in pochi mesi. Il primo esposto inviato a Consob è del 2 febbraio 2015: è Wagneriana Spa, società titolare dello 0,5% della compagnia a inviarlo alla Commissione per la Borsa. La denuncia riguarda l’aumento di capitale lanciato da Cattolica a settembre 2014 per 500 milioni, successivo a quello offerto a maggio 2014 da Bpvi per oltre 900 milioni. A novembre 2014 le azioni Cattolica quotavano 11,9 euro. Per l’aumento furono offerte in opzione ai soci a 4,25. Dato l’effetto “diluitivo” e lo sconto del 37%, Wagneriana denuncia una «distruzione di valore per gli azionisti» mettendone in discussione gli obiettivi che la società riporta nel Piano di impresa 2014-2017. L’ipotesi è che quei milioni servissero «a ovviare a carenze di adeguata patrimonializzazione, ovvero a favorire l’ingresso di nuovi soci nella compagine», anzi di «un soggetto in particolare» in funzione di una «futura trasformazione a Spa». Il soggetto sarebbe Bpvi.

Le operazioni correlate.

C’è forse stata una correlazione tra i due aumenti del 2014? Scrive Wagneriana: «Esiste un tacito accordo?» A novembre 2014 Bpvi deteneva il 12,4% di Cattolica. Post aumento il 15,07%. L’operazione costa alla Popolare 75,6 milioni. Mesi prima, il 12 maggio 2014, partivano da Vicenza due aumenti: 300 milioni per ampliamento della base sociale più 607 milioni in opzione ad azionisti e obbligazionisti. A 62,50 a titolo. Cattolica, che deteneva lo 0,45% di Bpvi, sottoscrive 44.162.000 nuove azioni, per 2,8 milioni. Poi esercita sull’inoptato il diritto di prelazione per 27,6 milioni, arrivando allo 0,92%. Quell’aumento di capitale 2014 Bpvi è poi finito con quello del 2013 sotto lente Consob (sei le sanzioni comminate) e Bce. Ma anche delle Procure di Vicenza, Prato e Udine. Secondo Wagneriana «Cattolica ha omesso di attivare la procedura prevista in materia di parti correlate». E precisa: «Le motivazioni sottese all’esercizio del diritto di prelazione su un numero così elevato di azioni della banca sembrerebbero porsi in stretta connessione con la successiva adesione di Bpvi all’aumento di Cattolica di dicembre 2014». Si pone il dubbio (e si chiedono accertamenti) sul fatto che «agenti e/o dipendenti di Cattolica si siano attivati per contattare soci/clienti di Cattolica, al fine di consigliare loro l’acquisto d’azioni nell’ambito di aumento di capitale Bpvi» .

Le risposte di Cattolica.

Il gruppo Cattolica risponde a Consob e ai soci in diverse occasioni. Le carte che abbiamo visionato, spiegano come i 500 milioni fossero «al servizio del piano di sviluppo»: 100 milioni per investimenti, 150 per potenziale crescita esterna, 250 per crescita organica. Cattolica spiega che nel 2015 «non ha posto in essere alcuna operazione di acquisizione» e che «la decisione di esercitare la delega per l’aumento di capitale, nasce anche dalla volontà cautelativa di avere i mezzi economici-finanziari e il patrimonio adeguati agli scenari possibili di mercato». Paolo Bedoni, presidente di Cattolica, si è dimesso a luglio 2012 dal board Bpvi dopo un mandato iniziato nel 2007. Nel 2012 anche Gianni Zonin e Samuele Sorato lasciavano il Cda di Cattolica. Oggi in Cattolica siedono ancora due componenti nominati dalla Banca. E questo intreccio di partecipazioni, società (vedi accordi bancassurance con la compartecipazione a Berica Vita, Cattolica Life e Abc Assicura da cui ora Cattolica vuole uscire al costo di 170 milioni) e nomi ha recato danno ai bilanci. Nel 2015 l’utile Cattolica risulta penalizzato da oneri non ricorrenti per 114 milioni, per svalutazioni su Bpvi, Veneto Banca e CR San Miniato. Nel 2016 l’utile Cattolica è penalizzato da oneri non ricorrenti per 7 milioni per «l’allineamento del valore della partecipazione in Banca Popolare di Vicenza». A fine 2015 Cattolica deteneva lo 0,89% di Bpvi, svalutata oggi allo 0,006%, post entrata di Atlante. Credit network & Finance. Consob indaga però anche sui rapporti con Credit network & Finance. «Dalle indagini svolte – si legge negli atti – è emerso che Cattolica ha intrattenuto rapporti professionali con Luigi Frascino, presidente del Cda di Credit network & Finance». Ad oggi l’istruttoria risulta in corso: si indaga per possibili «abusi di informazioni privilegiate». Credit Network & Finance è una Spa del Gruppo Frascino con sede a Verona che gestisce il 65% della quota nazionale dei crediti deteriorati legati alle assicurazioni.

Gian Nicola Pittalis

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