La chiusura per tutto aprile del servizio al tavolo e al bancone di tutti i  bar, trattorie, ristoranti, pizzerie e agriturismi travolge a valanga interi settori dell’agroalimentare Made in Italy con vini, birre e cibi invenduti per un valore stimato in 1,5 miliardi a livello nazionale nell’arco del mese. E’ quanto stima la Coldiretti nel sottolineare l’importanza dell’iniziativa delle Regioni che chiedono di valutare la possibilità di riaperture a partire dal 20 aprile.

A soffrire insieme ai ristoratori – sottolinea la Coldiretti – ci sono decine di migliaia di agricoltori, allevatori, pescatori, viticoltori e casari impegnati spesso da generazioni per garantire produzioni alimentari di alta qualità. “Durante i mesi invernali hanno sofferto molto le aziende orticole– afferma Marica Mazzaro segretaria di zona Coldiretti Cavallino Treporti- costrette talvolta a buttare il prodotto per la mancanza di sbocco nei mercati. Questo problema in particolare va riferito alle lattughe, lattughini e spinaci”. “ Ora stiamo attendendo l’andamento delle prime colture primaverili- spiega Mario Zanella presidente della cooperativa Saccagnana di Cavallino Treporti- anche se la chiusura dei canali Horeca per tutto il mese di Aprile non rappresenta certo una buona notizia.”

Chiusure forzate, limitazioni negli orari di apertura, divieti agli spostamenti, drastico calo delle presenze turistiche e la diffusione capillare dello smart working hanno devastato i bilanci dei servizi di ristorazione e tagliato drammaticamente i livelli occupazionali ma le conseguenze – continua la Coldiretti – si fanno anche sentire direttamente sui fornitori.

La drastica riduzione dell’attività – sostiene la Coldiretti – pesa infatti sulla vendita di molti prodotti agroalimentari, dal vino alla birra, dalla carne al pesce, dalla frutta alla verdura che trovano nel consumo fuori casa un importante mercato di sbocco. In alcuni settori come quello ittico e vitivinicolo la ristorazione – precisa la Coldiretti – rappresenta addirittura il principale canale di commercializzazione per fatturato ma ad essere stati più colpiti sono i prodotti di alta gamma dal vino ai salumi fino ai formaggi.

Al danno economico ed occupazionale – continua la Coldiretti – si aggiunge il rischio di estinzione per oltre 5mila specialità dell’enogastronomia locale, dai formaggi ai salumi fino ai dolci, per la mancanza di sbocchi di mercato per l’assenza di turisti e la chiusura di ristoranti e agriturismi dove le tradizioni, dai campi alla tavola, sono tramandate da secoli. In pericolo con la pandemia c’è anche il primato nazionale della biodiversità conquistato dall’Italia in Europa.

Duramente colpiti sono gli agriturismi che peraltro, spesso situati in zone isolate in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse – conclude Coldiretti – i luoghi più sicuri perché è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche.