Nel pieno della campagna per le elezioni regionali in Veneto, le dichiarazioni di Roberto Marcato hanno acceso il dibattito politico. L’esponente veneto aveva infatti invitato gli elettori a non sostenere una determinata candidata, sostenendo che avrebbe “rinunciato a 6 collegi su 7”, rendendo quindi quel voto “sprecato”. Un’affermazione che ha fatto discutere e che ha richiesto un chiarimento diretto da parte del protagonista.
Durante un incontro con la stampa, Luca Zaia ha risposto in maniera netta alle osservazioni:
«Io non opto proprio per nulla, perché la legge non prevede un’opzione: prevede la designazione», ha affermato con fermezza.
Secondo la normativa che regola le elezioni regionali, infatti, non è il singolo candidato a decidere il collegio di assegnazione. Un punto troppo spesso travisato nel dibattito politico e mediatico. Lo ha ribadito con decisione: «Ve lo dico per l’ultima volta: io non devo optare. La legge non dice di optare».
Come funziona davvero la designazione del collegio
Il meccanismo è semplice ma fondamentale per comprendere la dinamica elettorale. Zaia ha spiegato che l’assegnazione del collegio dipende dal risultato del partito, non da una scelta personale:
«Potrebbe essere Treviso nel momento in cui prendi più voti e il partito prende più voti. Se io sono il primo degli eletti a Treviso, e lì il partito ottiene il risultato più alto, andrò a Treviso».
In altre parole, non c’è alcuna possibilità di “optare” per un collegio diverso: «Non è un’opzione mia, voglio chiarirlo. Non ho un’opzione perché la legge è molto chiara».
Un chiarimento che smentisce le interpretazioni circolate nei giorni precedenti e che punta a riportare il confronto sul terreno della realtà normativa.
Un dibattito che riflette il clima delle elezioni regionali
La vicenda si inserisce in un contesto elettorale particolarmente acceso. Le elezioni regionali in Veneto rappresentano un passaggio cruciale per gli equilibri politici locali, motivo per cui ogni dichiarazione assume un peso specifico e può influenzare la percezione degli elettori.
L’episodio dimostra anche quanto, nel dibattito pubblico, possano diffondersi fraintendimenti sulle regole del voto. Da qui la necessità – sottolineata da Luca Zaia– di riportare l’attenzione ai contenuti e alle norme, senza alimentare confusioni che rischiano di distorcere la lettura della competizione elettorale.















