I conduttori di allevamenti ittici di Confagricoltura Rovigo nei giorni scorsi hanno incontrato l’assessore regionale alla Pesca, Cristiano Corazzari, per fare il punto sull’invasione del granchio blu nelle lagune del Delta del Po.

La riunione si è svolta nella sezione di zona di Taglio di Po alla presenza del direttore regionale e provinciale Massimo Chiarelli; del presidente regionale della sezione Biogas, Nicola Mezzanato; di Camillo Brena, vicepresidente di Confagricoltura Rovigo e referente per il Basso Polesine; di Antonio Bertaglia, vicepresidente del settore Valli e allevamenti ittici di Confagricoltura Rovigo, che si estendono nella fascia da Rosolina a Porto Viro; di Virginio Mantovani, esponente degli allevatori di vongole; e di Christian Boscolo, segretario di zona di Taglio di Po.

Granchio blu: le problematiche

I dirigenti hanno sottolineato di non voler piangersi addosso, ma hanno chiesto di accelerare nel cercare soluzioni per ridurre la presenza del predatore, che difficilmente potrà essere eradicato. “Ci siamo accorti in primavera che i granchi blu, presenti nelle lagune del Delta da cinque anni, si stavano moltiplicando in maniera esponenziale – ha spiegato Bertaglia -. Un’espansione a macchia di leopardo, perché, ad esempio, zone come la Vallona sono colpite meno. I pescatori di Confagricoltura si sono attivati subito, mettendo centinaia di gabbie in acqua per la cattura della specie alloctona. Adesso, grazie alla prevenzione, i quantitativi catturati stanno calando e la stagione fredda dovrebbe rallentare la presenza, in quanto l’acqua in laguna può anche gelare e perciò i granchi nuotatori usciranno probabilmente in mare. Bisogna trovare un modo perché poi non ritornino in massa. Un sistema potrebbe essere quello di utilizzare la pesca a strascico, limitata ai periodi in cui si riproducono, in quei chilometri di costa dove attualmente è vietata. Servirebbe una deroga da parte dello Stato, ma dev’essere un’operazione rapida. Il tempo è il nostro primo nemico: dobbiamo intercettare i movimenti del granchio velocemente e anticipare le sue mosse, altrimenti subiremo una nuova invasione”.

Mezzanato ha spiegato come Confagricoltura stia studiando soluzioni per lo smaltimento del carapace. I primi test negli impianti di biogas hanno dato risultati negativi: “Il carapace, seppur macinato, fatica ad essere digerito e, siccome rappresenta il 50% del peso del granchio, rischia di intasare gli impianti, depositandosi sul fondo. L’utilizzo in biomassa, peraltro, è di scarso interesse, con una resa metanigena bassa: il granchio blu produrrebbe 159 kilowattora di energia alla tonnellata, ovvero 128 normal-metri cubo alla tonnellata di biogas e 68 norma-metro cubo alla tonnellata di metano, con metano al 53% e ceneri pari al 45,3%. Bisogna, perciò, trovare strade alternative. Ed è questa la via che abbiamo imboccato, studiando altre soluzioni”.

Le parole dell’assessore Corazzari

L’assessore Corazzari ha chiarito di aver autorizzato nel Comune di Porto Tolle l’utilizzo di strumenti e attrezzature per la cattura del granchio blu, chiedendo allo stesso tempo la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale per far fronte alla situazione. “Abbiamo già destinato risorse per l’acquisto di attrezzature come nasse, cestelli e gabbie – ha detto Corazzari -. A breve faremo un bando con sostegni anche per l’acquisto di recinzioni. Per quanto riguarda la pesca a strascico, non è la Regione che ha la competenza per consentirla, ma il ministero dell’Ambiente, che attualmente è contrario. Stiamo aspettando che verifichino se possa essere o meno un danno per la biodiversità. Molto interessanti i test per lo smaltimento del carapace, che potrebbero ridimensionare i costi che attualmente sono a carico del Consorzio. Sarebbe importante che si riuscisse a trovare anche un modo per estrarre la polpa e utilizzarla dal punto di vista agroalimentare, dato che sul mercato è molto richiesta”.

Solo in Veneto, dal 2023, sono state raccolte 326 tonnellate di granchi blu, tanto che la Regione Veneto il 24 luglio ha dichiarato lo stato di calamità. Un danno enorme per il settore della pesca. Secondo i dati 2022 di Veneto Agricoltura, le imprese regionali impegnate nel settore ittico primario risultano essere 3.090. Con 2.070 unità rilevate, in provincia di Rovigo sono presenti il 67% circa delle ditte del primario ittico, di cui circa 1.500 (il 71%) impegnate nel settore dell’acquacoltura.