Fra gennaio-giugno 2020 il dilagare della pandemia a livello globale e i diversi provvedimenti di contenimento, assunti in Italia come in altri Paesi, ha comportato oltre 1 miliardo di export in meno per la provincia di Treviso (-16,8%) e quasi 720 milioni di export in meno per la provincia di Belluno (-33,2%). Il termine di confronto è rappresentato dai livelli export conseguiti dai territori nello stesso periodo dell’anno scorso.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE della CAMERA di COMMERCIO Treviso-Belluno MARIO POZZA

“Appare sempre più chiaro il profondo danno inferto dalla pandemia alla vocazione export dei nostri territori. Fra Treviso e Belluno abbiamo perso quasi 2 miliardi in termini di minore fatturato all’estero. Ma teniamo subito presente che l’impatto diretto sull’export, qui ampiamente rappresentato dai numeri e dalle analisi per settori, nasconde un impatto indiretto su tutta la filiera. Penso a tutti i terzisti collegati ad imprese esportatrici, che magari hanno investito molto in lavorazioni specialistiche, e il cui fatturato è andato in caduta libera ben oltre le variazioni aggregate dell’export. Con ripercussioni gravissime nella continuità aziendale.

Mi preoccupa anche questo calo superiore al 40% riguardante l’export dell’occhialeriacertamente i bilanci vanno fatti a fine anno, considerata la stagionalità del settore e il blocco quasi totale delle attività durante il lockdown. Pare ci siano segnali importanti di ripartenza. Ma Federottica ha già stimato un miliardo di perdite fino ad oggi, che in definitiva gravitano prevalentemente sull’economia bellunese (-631 milioni di export tra gennaio e giugno 2020 rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso). Anche qui con grossi interrogativi per l’indotto e l’occupazione.

Vero è che siamo in una complicata fase di recupero  ma dobbiamo stare attenti a non cantare presto vittoria sulla scia degli attesi rimbalzi statistici. E’ abbastanza facile ripartire, dopo il fermo attività, molto più difficile riconquistare mercati e clienti che non ti hanno visto per un mese, riposizionarci dentro catene del valore che nel frattempo i leader di filiera hanno riconfigurato, anche tenendo conto della mappa dei contagi. Sconfiggere l’incertezza, che comunque permane negli attuali scenari e riduce la propensione agli investimenti.

Non è finita la globalizzazione ma siamo entrati in una nuova fase che impone alle imprese e alle istituzioni a loro supporto di leggerla in un modo diverso. Sono convinto che chi farà questo, bene e per primo, si preparerà al meglio per la ripresa del 2021.”

I pieni effetti di Covid-19 sulle esportazioni nazionali e dei territori

Gli effetti dell’emergenza Covid sull’interscambio commerciale nazionale e delle diverse ripartizioni territoriali assume piena evidenza nei dati relativi ai primi sei mesi del 2020, appena rilasciati dall’Istat.

La variazione tendenziale dell’export nazionale viene così quantificata in una contrazione del -15,3% nel periodo gennaio-giugno 2020, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In valori assoluti questa variazione si traduce in un ammanco di oltre 36 miliardi di euro di fatturato estero, rispetto a risultati conseguiti nei primi sei mesi del 2019. L’import nazionale è crollato del -17,3% (-37 miliardi in valori assoluti).

Solo di poco inferiore la contrazione dell’export veneto (-14,6%): che paga un prezzo di 4,7 miliardi di fatturato estero in meno rispetto ai primi 6 mesi del 2019. Più marcata la contrazione dell’import (anche per effetto del calo del prezzo degli energetici): -20,5% (-5 miliardi in valori assoluti).

Le due province venete più piccole estremizzano i risultati: a Belluno è del -33,2% la caduta dell’export, condizionata dall’occhialeria (commenteremo nel dettaglio i dati della provincia più oltre); a Rovigo si registra invece un +54,7% (oltre +400 milioni), per effetto di una crescita a tre cifre delle vendite di prodotti chimico-farmaceutici. Le altre province oscillano attorno al dato medio regionale: con Verona che limita un po’ i danni grazie all’agroalimentare (-11,4%); mentre Padova e Treviso presentano una contrazione un po’ più sostenuta (rispettivamente, del -17,0% e del -16,8%).

Ma va subito detto che queste variazioni di sintesi non danno adeguatamente conto degli “strappi” cui il sistema economico è stato sottoposto in questo particolare periodo. Ne possiamo dare evidenza con i dati mensili delle esportazioni, disponibili solo a livello nazionale.

A gennaio e ancor più a febbraio l’export nazionale si trovava in una fase di crescita rispetto allo periodo dell’anno precedente (+7,0% febbraio 2020 su febbraio 2019). Sembrava riprendere forza la domanda internazionale, dopo un 2019 “vissuto pericolosamente” tra minacce di guerre tariffarie. E’ poi arrivato Covid: già a marzo la frenata dell’export è significativa (-13,4% marzo 2020 su marzo 2019), che diventa caduta verticale in aprile (-41,5% su aprile 2019). Poi si allenta il lockdown, si prova a ripartire. L’export, a maggio, fa un atteso rimbalzo statistico, di quasi pari intensità alla caduta di aprile; il recupero prosegue anche a giugno. In questo modo, la variazione tendenziale mensile, dal profondo del -41,5% risale al -30,4% di maggio e al -12,1% di giugno.

Questo l’“ottovolante” sottostante il dato semestrale che ora commentiamo. E che si ritiene importante rappresentare, perché testimonia sia le forti tensioni delle imprese nel momento del “fermo” (cadute di reddito, perdita di contatto con i mercati, disarticolazione delle filiere), sia il passo, importante, della risalita, senza illusioni di recupero di tutto il terreno perso entro il 2020.

Stessa situazione statistica si registra per il commercio mondiale, se letto mese per mese (fonte CPB Netherlands Bureau): ad aprile la variazione tendenziale risultava del -12,3%, già a maggio era risalita al -1,1%, a giugno si colloca in terreno positivo (+7,6%). Un dato incoraggiante, che allontana gli scenari più pessimistici e rende più deboli le facili profezie di “fine della globalizzazione”, che hanno riempito i dibattiti nei “tempi larghi” del lockdown.

Indicatori anticipatori, monitorati dal WTO, evidenziano che anche nel terzo trimestre il commercio mondiale sta proseguendo il recupero, anche se  – avvertono più osservatori – finito il momento immediatamente successivo al lockdown, che ha favorito un’ondata di “domanda repressa”, nei prossimi mesi il passo di risalita dell’interscambio potrebbe indebolirsi, permanendo ancora un contesto di forte incertezza sulla pandemia e, di riflesso, su alcune componenti della domanda, come i beni di investimento.

Nelle previsioni elaborate a luglio, l’Istituto Prometeia stima una flessione annua dell’export italiano nell’ordine del -14,4%, forse fin troppo in linea con l’andamento tendenziale che già emerge dai dati reali qui presentati.