Friuli-Venezia Giulia cambio Regione Bibione Consulta Comunale per la Friulanità

San Michele al Tagliamento torna a guardare al Friuli-Venezia Giulia. Dopo il referendum del 2004, che aveva registrato un’ampia maggioranza favorevole al passaggio, il Comune potrebbe riaprire ufficialmente il percorso per lasciare il Veneto. A rilanciare la questione è la Consulta Comunale per la Friulanità, con una lettera firmata dal presidente Luigino Margheritta e indirizzata al sindaco, al presidente e ai componenti del Consiglio comunale.

La missiva potrebbe entrare nell’ordine del giorno della prossima seduta consiliare. Si tratta di un passaggio significativo per un territorio che da tempo discute della propria collocazione amministrativa e dei rapporti storici, economici e culturali con il Friuli.

Al centro della richiesta c’è la volontà di superare gli interventi economici occasionali e avviare un iter formale per il trasferimento alla Regione Friuli-Venezia Giulia. Una prospettiva che coinvolgerebbe anche Bibione, località balneare compresa nel territorio comunale.

San Michele al Tagliamento, il referendum del 2004 torna al centro

La questione non nasce oggi. Il sindaco Flavio Maurutto ha ricordato più volte che nel 2004 la popolazione si era espressa attraverso un referendum, manifestando a larga maggioranza la volontà di passare dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia.

Tuttavia, quella consultazione non aveva prodotto il cambiamento amministrativo. Il mancato raggiungimento del quorum aveva infatti impedito di dare seguito alla volontà espressa dagli elettori.

Adesso la Consulta Comunale per la Friulanità intende riportare il tema nell’agenda politica. La richiesta punta a riprendere il percorso e ad affrontare concretamente le questioni che, secondo i promotori, rendono necessario un diverso assetto regionale.

San Michele al Tagliamento, perché il passaggio al Friuli è tornato d’attualità

Le motivazioni illustrate dalla Consulta riguardano soprattutto le difficoltà amministrative ed economiche che interesserebbero gli undici comuni del distretto. Secondo l’organismo, i contributi occasionali concessi dalla Regione Veneto non sarebbero sufficienti a risolvere le criticità strutturali del territorio.

La vicina Regione Friuli-Venezia Giulia, grazie al proprio statuto speciale, offrirebbe invece condizioni differenti. La Consulta richiama in particolare le agevolazioni fiscali, la rapidità dei finanziamenti e una maggiore efficienza dei servizi destinati agli enti locali e ai cittadini.

La richiesta si fonda anche su ragioni storiche e culturali. Per secoli, infatti, il territorio ha condiviso con il Friuli legami amministrativi, religiosi e sociali. San Michele apparteneva alla Diocesi di Concordia e alla cosiddetta Terra della Tisana.

I rapporti con località vicine come Latisana e Lignano Sabbiadoro hanno inoltre consolidato una rete di relazioni sociali, idriche, sanitarie e giudiziarie orientate verso Pordenone. A rafforzare questa identità contribuisce anche la diffusione della lingua friulana nella variante del basso Tagliamento.

Lavoro, servizi e sicurezza idraulica: le criticità evidenziate

Tra gli argomenti portati dalla Consulta ci sono anche le condizioni del mercato del lavoro e la difficoltà degli enti pubblici nel trattenere il personale.

Secondo la lettera, artigiani e commercianti locali opererebbero in condizioni meno favorevoli rispetto ai colleghi friulani. Inoltre, le amministrazioni registrerebbero una carenza di dipendenti, anche a causa dei trasferimenti oltre confine verso realtà capaci di offrire stipendi più elevati.

Un altro tema riguarda la sicurezza idraulica. La Consulta segnala una situazione particolare per il territorio comunale, che sarebbe l’unico in Veneto esposto alle piene del fiume senza essere collegato alle opere congiunte di protezione.

Si tratta di questioni che, nella valutazione dei promotori dell’iniziativa, richiedono risposte strutturali e non interventi economici limitati nel tempo.

Il sindaco Maurutto: «I benefici del Friuli sono attrattivi»

Il sindaco Flavio Maurutto ha espresso apertamente interesse per le opportunità che potrebbero derivare dall’ingresso nella Regione autonoma.

«Penso che i benefici che ci sono in Friuli Venezia Giulia siano attrattivi e significativi per la nostra popolazione», ha dichiarato il primo cittadino.

Maurutto ha richiamato anche il ruolo economico di Bibione, sottolineando l’impegno degli imprenditori locali. Secondo il sindaco, gli operatori turistici hanno compiuto uno sforzo importante anche nell’ultima stagione, riuscendo a superare i risultati dell’estate precedente e dimostrando un atteggiamento propositivo.

La località balneare rappresenta infatti uno degli elementi economici più rilevanti dell’intero territorio. Un suo eventuale passaggio al Friuli-Venezia Giulia avrebbe quindi un peso significativo anche dal punto di vista turistico.

San Michele al Tagliamento, adesso la questione passa al Consiglio comunale

La lettera della Consulta Comunale per la Friulanità punta a ottenere un cambio di passo. La richiesta al sindaco e al Consiglio comunale è quella di abbandonare le soluzioni considerate provvisorie e affrontare direttamente la questione del confine regionale.

Il prossimo Consiglio comunale potrebbe rappresentare un primo momento di confronto istituzionale sulla proposta. L’eventuale inserimento della missiva nell’ordine del giorno consentirebbe infatti di riportare ufficialmente il tema al centro del dibattito amministrativo.

Per San Michele al Tagliamento si riapre così una discussione che affonda le radici nella propria storia e che coinvolge interessi economici, identità culturale e organizzazione dei servizi pubblici. Il passaggio al Friuli-Venezia Giulia resta una prospettiva da valutare attraverso un percorso istituzionale, ma la nuova iniziativa della Consulta rimette in movimento una vicenda rimasta aperta per anni.

Approfondimento storico e verifica

Una precisazione importante per la correttezza giornalistica: il referendum non si svolse nel 2004, ma il 29 e 30 maggio 2005. Il 2004 fu l’anno in cui venne dichiarata legittima la richiesta referendaria.

I risultati ufficiali furono:

  • 4.844 voti favorevoli;

  • 1.471 voti contrari;

  • 6.353 votanti su 10.892 aventi diritto.

La proposta venne respinta perché i voti favorevoli non raggiunsero la maggioranza degli iscritti alle liste elettorali.

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Per l’approfondimento storico: Bollettino Ufficiale della Regione Friuli-Venezia Giulia – risultati del referendum del 2005.