Un campo coltivato

Nell’anno della pandemia, l’agroalimentare italiano registra il suo trionfo e diventa la prima ricchezza del Paese. Lo conferma Coldiretti in base ai dati Istat relativi all’andamento della produzione industriale che evidenzia un calo del 11,4% rispetto al 2019. Di fronte al crollo a doppia cifra delle attività manifatturiere resiste solo il cibo. Tagli drammatici ai settori simbolo del Made in Italy  come il tessile (-28,5%) e automotive (-18,3%), ma le imprese del comparto alimentare reggono – sottolinea Coldiretti – con un valore di filiera, dai campi agli scaffali che supera i 538 miliardi.

Un risultato ottenuto grazie al record storico per il Made in Italy sulle tavole di tutto il mondo dove nonostante la pandemia Covid si registra – precisa la Coldiretti – un andamento positivo con un aumento dell’1,4% nel 2020 rispetto all’anno precedente. All’estero con il lockdown i consumatori stranieri non hanno fatto mancare la presenza dei prodotti più tradizionali dell’alimentare Made in Italy che mostra una grande capacità di resilienza nonostante le difficoltà degli operatori e dell’economia. La crescita della domanda di cibi e bevande all’estero – continua la Coldiretti – è trainata dalla Germania (+5,5%) che è il primo partner dell’Italia seguita dagli Usa (+5,2%) nonostante i dazi che hanno colpito i prodotti più significativi, sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero nei primi undici mesi del 2020.  Questo scenario, unitamente ad un cambio di mentalità che punta a valorizzare maggiormente le proprie risorse, potrà significare una svolta per il settore agricolo in una  provincia, quella di Venezia, che da sempre è meta turistica ambita, capace di numeri importanti: “Sarà determinante per l’agricoltura il fatto di perseguire un nuovo modello economico, di economia circolare” afferma il presidente di Coldiretti Venezia Andrea Colla–  “è necessario cambiare radicalmente di approccio, partendo cioè da una maggiore valorizzazione del prodotto locale, mirando ad una rimodulazione dei cicli produttivi, per il mondo delle imprese si tratta essenzialmente di trasformare lo “spreco” in risorsa.” Conclude Colla.

Tutto questo sosterrebbe anche una svolta green già in atto nei consumi, guardando dunque al futuro con un’ecosostenibilità sempre più presente, molte aziende agricole infatti, sono già esempi vincenti sapendo, coniugare obiettivi di reddito, salvaguardia del paesaggio, rispetto della terra.

C’è da sottolineare comunque che con oltre 60mila aziende agricole che lavorano una superficie totale di 800mila ettari, il Veneto è già una delle regioni ai vertici nazionali con un fatturato che supera i 5,8 miliardi di euro.

“Sono numeri importantissimi – commenta Daniele Salvagno presidente regionale – frutto di una agricoltura variegata, dall’ortofrutta alla carne, dal latte al vino con prodotti blasonati da denominazioni. Da questi punti di forza anche la nostra regione deve ripartire, con l’agroalimentare che ha dimostrato resilienza di fronte la crisi e può svolgere un ruolo di traino per l’economia –   il Recovery Plan, inoltre,  rappresenta una occasione unica da non perdere per superare i ritardi accumulati e aumentare la competitività delle imprese sui mercati esteri”.